.
partendo dal fatto che
stavolta scrivo di te
e non lo faccio quasi mai
.
intendo cantarti come un flauto di pan
soffiandoti dentro
canne strette e tagliate
.
in cima ed in fondo
sei parte di un intero
legato
.
nello scioglierti
avresti un solo tono
forse, il più tuo!
.
ho trattenuto a lungo
questo fiato a liberare
la voce
b.l.
ma… e la voce?
Non c’è!
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ahahah… Lucia, ti ho detto che sono a Roma! Qui non sono attrezzata per registrarmi!
Allora mi ascolti anche tu come faccio io con te…
Un caro saluto… e a voce, quando torno nella nebbia la metto, promesso!
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ok…ok…ok!
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Io sono commossa dalla parola “legato”, come se la persona amata fosse un’eredità preziosa ricevuta in dono dalla vita. Il canneto ombroso e il flauto trillante sono la scenografia interiore visiva e auditiva.
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C’è una legatura anche alle tradizioni, ad un pensiero di uso comune che invece dovrebbe essere sciolto, libero…
Grazie infinite per il tuo passaggio ed il commento: è importante sapere cosa di è trasmesso con i propri scritti.
Un abbraccio.
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Sono tutte corrispondenze d’anima, anche quando sembra che non c’entrino nulla. Io credo nella poesia moderna e nelle sue audacie.
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“Corrispondenze dell’anima”… si, è vero!
Bacioni.
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